Burden sharing e istituti salvati

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Burden sharing e istituti salvati

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Salvataggio pubblico si, ma con forti vincoli alle attività delle banche che lo ottengono. Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri , e in vigore con la pubblicazione in “Gazzetta Ufficiale” (è il Dl n. 237/2016), allarga il più possibile le maglie dell’interpretazione del burden sharing (info), cioè della condivisione dei costi a carico degli investitori, ma sul terreno delicato degli aiuti di Stato si deve muovere nei binari tracciati dalle regole Ue. In pratica, l’istituto di credito che si imbarca nel meccanismo del programma con la ricapitalizzazione deve operare  con il freno a mano tirato su un ventaglio molto ampio di attività. Oltre ai limiti alla governance e agli stipendi del vertice, bisogna mettere al bando le ipotesi di dividendi su azioni oppure cedole su strumenti di capitale. Più in generale, nessuna operazione di gestione del capitale è possibile senza aver prima ottenuto il via libera da parte della commissione europea. Tutto questo insieme di regole, ovviamente, debutterà nel caso Monte Paschi di Siena, per il quale il Tesoro dovrà mettere mano al “Programma di rafforzamento patrimoniale” che lo porterà a controllare Rocca Salimbeni, diventando l’azionista di riferimento del Monte.

L’opinione di Bruxelles, comunque, peserà su ogni passaggio operativo del decreto, che con la dote fino a 20 miliardi mette in campo una serie di “attrezzi” ora da utilizzare all’atto pratico. La garanzia per la liquidità, che ha una finestra temporale aperta fino al 30 Giugno, si allarga fino ad abbracciare anche le banche in “risoluzione” (le good banks nate dalla risoluzione di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti, Cariferrara). Sarà sempre la commissione europea a dover dire “Si”, se il ministero dell’Economia chiederà di estendere il meccanismo anche al secondo semestre del prossimo anno.

Peri i piccoli investitori, viene messo in campo un indennizzo integrale per tutti i titoli per i quali fosse previsto l’obbligo di pubblicazione del prospetto informativo. Il decreto, insomma, fissa in modo generalizzato il presupposto del misselling, vale a dire della vendita di titoli non in linea con il profilo di rischio dell’acquirente e non accompagnata da un’adeguata informazione sulle caratteristiche del prodotto venduto: presupposto che secondo le regole Ue è indispensabile per attivare le compensazioni.

Per indennizzare i risparmiatori dalle perdite è stato disegnato un meccanismo su più mosse:

  • il risparmiatore subisce la conversione forzosa dei bond, ma la banca poi acquista, per conto del Tesoro, queste azioni e le cede in cambio di obbligazioni senior emesse alla pari. Alla fine, il risparmiatore avrà in portafoglio “bond sicuri” caratterizzati da un rendimento in linea con gli strumenti analoghi emessi dalla banca.
  • Nel caso degli investitori questo meccanismo, che nasce espressamente per evitare il rischio di contenziosi a catena, non si attiva, ma anche per loro il burden sharing (info) non è particolarmente pesante, dal momento che la conversione forzata avviene nella maggior parte dei casi al 75% del nominale.

IL FONDO DA 20 MILIARDI

Il decreto stanzia 20 miliardi di debito pubblico aggiuntivo per due scopi fondamentali: la garanzia pubblica sulle emissioni di liquidità, che si trasforma in un costo effettivo a carico del bilancio pubblico solo nel caso in cui la garanzia poi essere esercitata, e la ricapitalizzazione precauzionale. La garanzia, può essere concessa fino al 30 Giugno ma sarà sufficiente un decreto per prolungare di altri sei mesi. Al 31 Dicembre scade invece la possibilità per il Tesoro di sottoscrivere o acquistare azioni emesse da banche italiane.

BURDEN SHARING 

Il sostegno pubblico straordinario al capitale delle banche comporta l’attivazione del burden sharing (info), cioè la condivisione dei costi a carico degli obbligazionisti subordinati. Il decreto specifica però, che l’applicazione del burden sharing (info) può essere evitata nel caso in cui la commissione europea stabilisca che l’adozione di queste misure possa “mettere in pericolo la stabilità finanziaria o determinare risultati sproporzionati”. Il provvedimento stabilisce anche la “gerarchia” dei titoli che partecipano alla ripartizione degli oneri, attraverso la conversione forzata in azioni: prima di tutto vengono gli “strumenti di capitale aggiuntivo di classe 1”. Se la loro conversione non è sufficiente a riportare il capitale ai livelli richiesti, si passa a quelli di classe 2 e successivamente agli altri bond subordinati.

 

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Giordano Cozzi
Family Banker. Investo molte ore della mia giornata, alla ricerca di informazioni finanziarie e bancarie, con l’obiettivo di dare un vero valore aggiunto a tutti i clienti.

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