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Il Fu titolo di Stato

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Le obbligazioni presentate come rendimenti privi di rischi, ora sono rischi privi di rendimenti. Il finanziere Warren Buffet, considerato un oracolo sui mercati, liquida la situazione attuale con una battuta. Ma la realtà è, forse, ancora peggiore di quanto il suo sarcasmo possa descrivere. La grande crisi e la risposta delle banche centrali di mezzo mondo ha infatti creato sui mercati obbligazionari un paradosso: ormai molti titoli di Stato e molte obbligazioni aziendali hanno rendimenti negativi. Sotto zero. Chi le compra, in parole povere, paga un tasso d’interesse per prestare i propri soldi allo Stato o all’impresa emittente del titolo, in inglese il Bond. Avete capito bene: chi investe in titoli di Stato, oggi corre il rischio di non guadagnare nulla ma anzi di pagare un “dazio”.

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E anche chi compra obbligazioni più rischiose, deve spesso accontentarsi di rendimenti molto bassi. Troppo bassi rispetto ai rischi. Ecco perchè investire oggi in obbligazioni è molto difficile: per avere rendimenti accettabili bisogna rischiare molto (e guadagnare comunque poco), altrimenti bisogna accontentarsi di nulla, O, addirittura, di “pagare” per investire i propri soldi. Per questo oggi è più che mai importante informarsi, anche per investire in bond. Tra il bail-in bancario, tassi negativi e rischi generali, serve una bussola anche per comprare strumenti semplicissimi.

La volatilità dei mercati finanziari e la crescente incertezza sul futuro impongono riflessioni che debbono andare al di là della pura logica di profitto a breve termine. Logica che finora ha sempre indirizzato le scelte di buona parte dei risparmiatori. Il mordi e fuggi sui mercati è un mestiere per esperti con ingenti capitali a disposizione. Per i piccoli risparmiatori realizzare un’attenta pianificazione finanziaria informandosi bene sui prodotti da acquistare è il primo grande passo per un buon investimento.

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Scegliere la banca e il consulente

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La fiducia si guadagna goccia a goccia, ma si perde a litri.

Jean Paul Sartre 

Una volta era sopratutto la banca che dava fiducia al cliente per concedergli di andare in rosso sul conto corrente. Adesso, invece, è più che altro il cliente che dà fiducia alla banca, informandosi sullo stato di salute dell’istituto dove si deposita i propri risparmi. In ogni caso, si tratta sempre di rapporto di reciproca fiducia che intermediario e risparmiatore devono instaurare e mantenere nel tempo. La percezione che una banca possa fallire, dopo la risoluzione di Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Banca Etruria, ha solo ribaltato le posizioni all’interno della relazione tra banca e cliente. I continui scandali finanziari che hanno travolto molti risparmiatori negli ultimi decenni, hanno accentuato, l’avversione al sistema bancario. Ma il problema non si risolve mettendo i soldi sotto al materasso. E il rischio di furti non è l’unico deterrente a sconsigliare di tenere i risparmi di una vita nelle mura domestiche. Gestire in autonomia le proprie finanze richiede un continuo investimento di tempo per accrescere la propria cultura finanziaria. Con i tassi ridotti ai minimi e mercati in continua altalena, ci sarebbe un gran bisogno di avere una guida a fianco per non fare scelte di (dis)investimento dettate dall’emotività, che spesso portano ad amplificare le perdite.

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Patti chiari, amicizia lunga

Per gettare le basi il primo presupposto è la chiarezza da entrambe le parti: solo un rapporto schietto e trasparente può essere di base alla fiducia reciproca e durare a lungo nel tempo.

Alla larga da chi guarda prima il patrimonio e poi la persona

Al termine del faccia a faccia è necessario dunque fare un riepilogo della chiacchierata per capire se il vostro interlocutore è affidabile o meno. Innanzitutto, mi ha fatto tutte le domande? Ha prestato attenzione alle mie esigenze? State lontani da chi è interessato in primis all’entità del vostro patrimonio, non prende a cuore gli obiettivi che intende perseguire con il vostro denaro e vi considera come un numero.

Va apprezzata l'attenzione alle reali esigenze del cliente

Il bravo consulente è colui che nel primo o nel secondo appuntamento non si preoccupa tanto del nostro patrimonio ma cerca quindi di capire che investitore ha di fronte. E’ dunque un professionista serio che individua le reali esigenze del cliente. Di conseguenza definisce una strategia di investimento in base al suo profilo di rischio e costruisce un portafoglio di investimenti finalizzato a realizzare obiettivi condivisi di comune accordo.

Quando la fretta è cattiva consigliera 

Attenti a chi non vi propone una alternativa d’investimento. Se il vostro consulente cerca di spingervi all’acquisto di un determinato prodotto, potrebbe pressarvi dicendo: “bisogna decidere in breve tempo, si rischia di non riuscire ad acquistarlo”. Se vi mette fretta fatevi venire il dubbio. 

L'informazione è necessaria per fare buoni investimenti

Chi investe deve acquistare una conoscenza quanto più possibile estesa del consulente e dei prodotti. Diffidate quindi dall’intermediario che, anche dopo esplicita richiesta, cerca di non rivelare i dettagli della sua preparazione professionale. 

Togliersi ogni dubbio, anche a costo di passare per ignoranti

E’ essenziale che il consulente sappia spiegarsi con chiarezza le sue proposte. Se non capite le spiegazioni dovete fare domande. Non abbiate paura di fare la figura degli ignoranti. I soldi sono vostri! Diffidate da chi non sa spiegare (o non vuole) spiegare come funzione l’investimento e, sopratutto i costi sottostanti.

Diffidate di proposte improbabili

Parlare chiaro vuol dire anche non illudere chi si ha di fronte: l’avidità fa brutti scherzi. Nessuno da nulla per nulla: diffidare da proposte di investimento che assicurano un rendimento molto alto e non in linea con quelli di mercato.  Alla promessa di alti rendimenti corrispondono di regola alti moto elevati.

Attenti agli oneri di consulenza e gestione

La consulenza finanziaria ha profili commissionali correlati al rischio degli investimenti e al patrimonio: oneri elevati non si giustificano per un profilo di rischio prudente. Inoltre, tra oneri di consulenza e commissioni di gestione, fate attenzione alle duplicazioni delle voci di costo. La direttiva europea Mifid ha come obiettivo quello di spacchettare e ridurre i costi, non di moltiplicarli.

Cautela se propone frequenti rotazioni di portafoglio 

Alla larga da chi propone frequenti compravendite di titoli: movimentare eccessivamente il portafoglio equivale a far esplodere le commissioni di negoziazione che l’intermediario incassa. Il tutto a svantaggio del cliente. cioè voi.consulente-finanziario

Il bravo consulente coinvolge il suo cliente

Una volta che il rapporto tra investitore e consulente è avviato, sarebbe bene che il consulente, anche quando ha avuto ampia delega del cliente, cerchi di coinvolgerlo sulle decisioni di investimento. Nel rispetto della tipologia del cliente che si ha fronte, il consulente deve spiegargli cosa accade e verificare se i suggerimenti dati siano stati realmente compresi dall’assistito.

 

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Borse 2.0 “la nuova era”

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Il bilancio del trimestre

Dopo un avvio d’anno ad alta volatilità, complici la crisi della Cina e il crollo del petrolio, i listini hanno recuperato foto3con Wall Street che azzera il rosso nel trimestre: dai minimi recuperati 12mila miliardi di capitalizzazione. Milano e Madrid le Borse migliori a Marzo: a Piazza Affari perdite globali dimezzate (-15,19%). Il rimbalzo favorisce le classi d’investimento più svalutate: petrolio e mercati emergenti.

Se si volesse giudicare il primo trimestre 2016 delle Borse bisogna osservare il grafico dal quale si può chiaramente constatare il crollo pesante nel primo mese e mezzo seguito da un recupero. L’indice della Borsa americana è arrivato a perdere oltre il 9% per poi mettere a segno un rimbalzo dai minimi dell’11 febbraio di 11 punti.

L’indice Nikkei giapponese è arrivato a perdere il 19,9% per poi recuperare il 14,5 per cento. L’indice Stoxx600 europeo è crollato del 14,88% nei primi 40 giorni per riassorbire la perdita ad un -6,04 per cento.

La fotografia europea

Una panoramica a livello europeo sul rating del debito dei vari paesi e sull’outlook stabilito dalle varie agenzie internazionali. 

Le variabili Cina e petrolio 

I crolli della Borsa di Shanghai, le improbabili contromosse delle autorità per arginare i crolli e la decisione e la decisione della banca centrale cinese di svalutare lo yuan. Sono stati sopratutto questi eventi a scuotere i listini nei primissimi giorni dell’anno. Questa estrema ondata di avversione al rischio ha colpito tutti i mercati trainati al ribasso sopratutto dalla svalutazione delle materie prime, ( la classe di investimento più esposta in caso di rallentamento della Cina visto lo status di importatore di quest’ultima).

E’stato il petrolio in particolare, piombato a 27 dollari al barile a inizio febbraio, a catalizzare le attenzioni dei ribassisti, allora come oggi, resta condizionato da un problema molto difficile da risolvere: l’eccesso di capacità produttiva. E con il petrolio e le altre commodities a cascata hanno sofferto i Paesi emergenti e i titoli del settore petrolifero e minerario.

Le nuove regole per le banche

A questi elementi di incertezza globali, se ne è sommato un altro in Europa che ha riguardato la tenuta del sistema bancario. L’entrata in vigore nel 2016 del nuovo sistema europeo di risoluzione delle crisi bancaria, che ha introdotto il concetto di “bail in“(salvataggio interno ad opera di soci e creditori) in sostituzione del “bail out” (salvataggio con i soldi pubblici), ha messo in allarme azionisti ed obbligazionisti degli istituti meno solidi. In un contesto estremamente volatile come questo il settore bancario ha sofferto pesantemente.

 

Il ruolo dell banche centrali 

foto1Sta di fatto che, cosi come è sceso il mercato è risalito. Un rally quello dell’ultimo mese e mezzo, che ha premiato proprio le classi d’investimento più penalizzate come le Borse emergenti (+18% dai minimi) o il petrolio (+43,7%). Un rimbalzo che andato di pari passo con la svalutazione del dollaro (-3,34% la performance dai massimi di fine gennaio ai minimi di metà marzo) legato alla scommessa su una politica monetaria più accomodante da parte della Federal Reserve. Per ragioni diverse ha poi contribuito alla ripresa dei mercati anche la decisione della Bce di ampliare il Quantative Easing e di varare nuove misure di stimolo monetario. Misure che hanno favorito sopratutto il rimbalzo delle borse più bersagliate come Milano e Madrid.

 

 

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Come è difficile vendere le banche risolte

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Una giornata clamorosa il 22 Novembre 2015, quando quattro banche locali vennero risolte (la separazione della parte buona dai cattivi crediti con gravi perdite per azionisti e obbligazionisti). Eppure allora la vendita delle realtà ripulite sembrava cosi facile. Non è cosi e ora per la nuova Etruria, CariChieti, Banca delle Marche e CariFerrara, si prospetta settembre come probabile data di cessione. La proroga della scadenza di Aprile sembra obbligata. Anche perchè fra le manifestazioni di interesse i potenziali acquirenti stanno offrendo il 50 – 60 % del valore patrimoniale ripulito. C’è troppa carta bancaria in offerta in questo momento, i prezzi scendono. Si sollecita l’intervento delle fondazioni bancarie cui era stato chiesto di diversificare.

Chi ci perde? Innanzitutto i “proprietari” dei quattro istituti, cioè le altre banche italiane. Nella seconda parte di novembre, gli istituti si sobbarcarono un costo di 1,7 miliardi oltre all’impiego per eventuali altri esborsi e le forme di prestito previste a 18 mesi. In misura proporzionale alle dimensioni, ogni istituto si è accollato un onere imprevisto a ridosso della chiusura del bilancio.

Per i risparmiatori coinvolti i tempi non sono rapidi, potrebbe però essere alzato il plafond da 100 milioni fissato a suo tempo. Sarebbe un atto di disponibilità per cercare di ridurre un danno reputazionale che va oltre i quattro istituti. I 10.500 obbligazionisti restano l’anello fragile dell’operazione rimborsi: andranno valutate le posizioni diverse e tutte le forzature che possono essere state effettuate in fase di vendita. Resta il dubbio dell’aggradibilità dei o meno delle nuove banche. Secondo Roberto Nicastro: le nuove banche non sono aggradibili da azionisti e bondisti subordinati. Tesi contestata da alcuni giuristi, il dubbio sull’aggredibilità delle new bank non favorisce la vendita o comunque fa scattare clausole di protezione per chi entra. Si possono recuperare risorse da alcuni degli amministratori delle banche passate in amministrazione straordinaria. Le azioni di responsabilità arrivano a 400 milioni, i tempi sono lunghi.

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Cosi Paolo Zucca del Sole 24 ore Sabato 26 Marzo 2016

 

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Bce, le mosse di Mario Draghi

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Sei misure. Sette, se si conta anche la più importante: la sorpresa. Così Mario Draghi ha provato a dare una nuova scossa all’economia dell’Eurozona, mettendo in campo, insieme agli interventi già attesi, anche una serie di decisioni che soltanto i più ottimisti immaginavano potessero arrivare già oggi e che invece il Consiglio direttivo della Bce – senza il voto del falco tedesco Jens Weidmann – ha approvato “a maggioranza schiacciante”. La direttrice principale resta quelle di sempre: mettere le banche nella condizione di trasmettere più facilmente la liquidità iniettata dalla Bce direttamente nell’economia reale, facendo ripartire l’inflazione.

Gli strumenti: la riduzione dei tassi, nuovi e più vantaggiosi prestiti dell’Eutrotower condizionati all’erogazione di credito, l’espansione del Quantitative Easing. La migliore risposta a chi dice che le banche centrali non hanno più strumenti a disposizione, ha detto Draghi, “sono le decisioni di oggi. È una lista piuttosto lunga di misure destinate a rafforzare la congiuntura. Abbiamo dimostrato che non ci mancano gli strumenti”.

Sul primo capitolo Draghi ha agito su tre fronti. Sulla scia delle aspettative, ha ridotto ulteriormente il tasso di interesse sui depositi, il costo applicato agli istituti che depositano la propria liquidità presso l’Eurotower, da -0,3% a -0,4%. L’obiettivo, in questo senso è chiaro: scoraggiare le banche dal mantenere denaro al proprio interno invece di concedere prestiti a imprese e famiglie.

A sorpresa il presidente della Bce ha scelto anche un nuovo taglio del tasso principale di rifinanziamento refi), portato per la prima volta nella sua storia a 0 dallo 0,05% e di quello marginale dallo 0,3% allo 0,25%. Una mossa che per Draghi ha voluto dire più che altro dimostrare che di fronte al deterioramento del quadro economico dell’Eurozona la Bce è pronta ad utilizzare tutte le leve possibili, anche quando – come in questo caso – i margini sono ormai strettissimi.

Anche per questo tra le misure annunciate oggi è arrivata, un po’ a sorpresa, un nuovo round di quattro aste di liquidità a lungo termine condizionate alla concessione di credito all’economia reale (TLTRO). Con una novità importante rispetto al passato. Maggiori saranno i prestiti concessi dagli istituti, minore sarò il costo per le banche. Anzi il tasso potrà persino diventare negativo, raggiungendo il livello dei tassi di deposito in vigore. In poche parole, le banche non solo pagheranno poco o nulla per ottenere liquidità, ma riceveranno denaro per presentare denaro.

Anche sul fronte del Quantitative Easing Mario Draghi ha regalato qualche sorpresa. Da una parte con anche l’aumento degli acquisti mensili, dai 60 miliardi attuali ad 80. Dall’altra con l’inclusione, tra gli asset interessati dal programma, anche delle obbligazioni societarie. Non saranno più quindi soltanto i titoli di stato dei Paesi dell’Eurozona ad essere oggetto dello shopping della Banca Centrale Europea.

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BAILIN cos’è e come funziona

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I recenti crack bancari hanno riaperto l’annosa questione della cultura finanziaria delle famiglie italiane. Molti risparmiatori si sono infatti trovati a investire una quota rilevante del loro patrimonio in titoli di cui non conoscevano interamente le caratteristiche. Nel prendere le decisioni si sono fidati pressoché ciecamente dei loro intermediari finanziari. Con l’avvento del bailin, ovvero della partecipazione alle perdite bancarie da parte di azionisti e altri creditori non garantiti, per il risparmiatore è diventato ancor più importante prendere decisioni finanziarie consapevoli.

In questo video, viene chiarito il funzionamento del BailIn e come un risparmiatore deve porsi davanti a questo cambiamento epocale.

Per questo motivo, allego l’articolo del Corriere Economia del 25.01.2016 dove, secondo uno studio condotto dall’università Bocconi di Milano, sarebbero indicate le venti banche italiane più solide.

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La finanza comportamentale

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Tutti vogliamo investire certi di compiere scelte appropriate e razionali ma gli studi di finanza comportamentale hanno dimostrato quanto possa esser difficile.

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Tale disciplina ha messo i rilevo una serie di comportamenti dannosi che vanno a inficiare l’investimento e per questo può essere un valido aiuto per implementare la tutela degli investitori, spesso in balia dell’emotività.

Se affiancata alla teoria classica economica che indica in maniera organica come un individuo può ottimizzare le proprie scelte per trarre la massima soddisfazione, la finanza comportamentale riesce a fornire gli strumenti per quantificare la perdita, in termini di benessere, dovuta agli errori, nonché identificare i comportamenti che più si avvicinano a quelli ottimali.
Nelle scelte che riguardano gli investimenti, gli individui non si comportano sempre da esseri razionali e onniscienti. Chi vuole evitare una serie errori deve quindi capire in che modo intervengono nel processo decisionale.
Gli errori comuni, spesso pregiudizi che predispongono all’errore, sono errori cognitivi ed errori emozionali.

I due pregiudizi più rilevanti, secondo la finanza comportamentale, sono l’iper-ottimismo e l’eccesso sicurezza.

L’iper-ottimismo è un atteggiamento “positivo” che si fonda sulla percezione del mondo esterno mentre l’eccessiva sicurezza, riflette l’immagine che l’individuo ha di sé stesso e la considerazione delle proprie conoscenze e capacità.

Combinate insieme, queste caratteristiche, portano l’investitore a ritenere di sapere più di quanto, in realtà, non sappia, e di avere capacità maggiori di quante ne abbia realmente.

Non sempre è un problema di vanità, talvolta gli individui che hanno un’eccessiva sicurezza si illudono di avere il controllo della situazione, cioè ritengono di avere padronanza su fenomeni nella realtà del tutto fuori controllo come, ad esempio, l’andamento dei mercati borsistici. Tale atteggiamento può essere rafforzato dal cosiddetto errore di conferma, che spinge l’investitore ad attribuire un rilievo eccessivo a dati e informazioni che confermano le sue personali convinzioni in materia o, viceversa, a sottostimare o non prendere in considerazione dati e informazioni in contraddizione con il punto di vista dell’individuo stesso.

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L’emotività che non piace agli investimenti.

Nel processo di decisione anche gli errori emozionali sono fortemente rilevanti, particolarmente per chi si accinge a investire in borsa per la prima volta.

La finanza comportamentale, riconosce agli individui la cosiddetta “avversione alla perdita certa”. In pratica, se si tratta di scegliere tra fare il lancio di una moneta, in cui se esce testa un individuo vince 1.000 euro ma se esce croce non vince nulla, oppure ricevere la somma di 500 euro, senza impegnarsi in alcun gioco rischioso, la maggior parte degli individui sceglie questa seconda opzione. In sostanza, le persone preferiscono l’esito certo piuttosto che quello aleatorio.

Tale comportamento appare comprensibile ma se si tratta di investitori che scelgono strumenti finanziari quotati in borsa, non può che essere lesivo.

Per quanto riguarda la propensione al rischio, invece, la finanza comportamentale ne riconosce un carattere di variabilità. La teoria economica classica sostiene che l’atteggiamento di un individuo nei riguardi del rischio sia stabile nel tempo mentre la finanza comportamentale sostiene che l’atteggiamento verso il rischio cambia tra i casi in cui la valutazione interessa guadagni possibili e quelli in cui riguarda perdite potenziali. Guadagno e perdita della stessa entità vengono quindi vissuti con un’intensità diversa e tale aspetto può indurre gli investitori a comportamenti impulsivi e poco razionali.

In definitiva, per chi inizia a investire in borsa si suggerisce di aggiungere alle nozioni di educazione finanziaria quelle di finanza comportamentale. In tal modo si potrà investire in maniera consapevole, il miglior modo per affrontare i mercati finanziari.

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I Bond Subordonati

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Innanzitutto, con il termine di obbligazioni subordinate mi riferisco a titoli il cui rimborso nel caso di liquidazione o fallimento dell’emittente avviene successivamente a quello dei creditori ordinari, comprese le normali obbligazioni definite senior. Le obbligazioni subordinate si distinguono, infatti, dalle altre obbligazioni non in base al tipo di tasso, ma per la tipologia di rischio. Si tratta di titoli con rischio più elevato rispetto a quello delle obbligazioni ordinarie e pertanto sono caratterizzate da un maggior rendimento. Il motivo principale va ricercato nel fatto che questi bond non sono considerati strumenti di debito tradizionali ma vengono trattati alla stregua del capitale e rappresentano spesso un’alternativa al più costoso collocamento di azioni.

Nel caso delle banche esistono diverse tipologie di obbligazioni ad ognuna delle quali si accompagnano diverse caratteristiche finanziarie. Infatti volendo essere chiaro e sintetico illustrerò una scala di obbligazione:

Tier 1

Si tratta della tipologia più rischiosa da assimilare a un’azione. Non ha scadenza ma l’emittente ha le possibilità di rimborsare il titolo (opzione call) di solito al decimo anno e, se non lo fa, la cedola viene cancellata e persa. In caso di liquidazione, vengono privilegiati i portatori di Tier 2 (Lower e Upper) e Tier 3.

Upper Tier 2

Meno rischiose del Tier 1, in caso l’emittente chiuda l’esercizio in perdita, le cedole non vengono cancellate ma soltanto sospese e pagate, tutte insieme, nel primo anno che si chiuda in utile. In caso di liquidazione vengono privilegiati i portatori di Lower Tier 2 e Tier 3.

Lower Tier 2

Rappresentano la categoria più privilegiata all’interno dei titoli subordinati. Le cedole infatti sono bloccate soltanto nel caso in cui si manifesti un grave caso di insolvenza. Il capitale subisce decurtazioni, se non in caso di liquidazione della banca. In caso di liquidazione dell’emittente, questo strumento viene preferito ai Tier 1 e Upper Tier 2, trovandosi allo stesso livello dei Tier 3.

Tier 3

Hanno scadenza breve, di solito dai 2 ai 4 anni. Il pagamento delle cedole può essere sospeso (non cancellato), in caso di indebolimento eccessivo della solidità dell’istituto. In caso di liquidazione dell’emittente, si trovano sullo stesso livello dei Lower Tier 2 e dopo ai Tier 1 e Upper Tier 2.

 

Bond Subordinati: la vera mappa
Un terzo è in tasca ai risparmiatori

Sono 61 miliardi in tutto. Entro il 2017 ben 10,3 dovranno essere rimborsati.
Chi li emette, quanti sono e chi li possiede: 23 miliardi e più in mano alle famiglie

 

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Sistema bancario sotto attacco

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Il sistema bancario vive un periodo di crisi, vittima di speculazioni politiche e schiacciato dal peso delle sofferenze bancarie. In questo contesto è fondamentale per i risparmiatori diversificare i propri investimenti e definire un’assett allocation

Con la partecipazione di:

– Salvatore Carrubba, giornalista di Economia
– Edmondo Tudini, SDA Professor di Intermediazione Finanziaria e Assicurazioni presso Università Bocconi di Milano

Buona visione

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Cosa cambia nella gestione delle crisi bancarie

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Nell’ambito dell’attività volta a promuovere l’educazione finanziaria dei cittadini, la Banca d’Italia pubblica un documento su “Che cosa cambia nella gestione delle crisi bancarie”, che illustra, tra l’altro, che cosa è e come funziona il bail-in (salvataggio interno).

Il 2 luglio scorso il Parlamento ha infatti approvato la legge delega per il recepimento della direttiva BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) che introduce in tutti i paesi europei regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche e delle imprese di investimento.

Allegati

 

Il documento si sofferma in particolare sui seguenti profili: le nuove regole europee sulla gestione delle crisi (BRRD); perché sono state introdotte le nuove regole europee; che cos’è la risoluzione di una banca; quando può essere sottoposta a risoluzione una banca; quali sono gli strumenti di risoluzione; che cosa è il bail-in; come funziona il bail-in; quali sono le passività escluse dal bail-in; cosa rischiano i risparmiatori in caso di bail-in; cosa rischiano i depositanti; da quando sarà applicabile il bail-in; che cosa è il Meccanismo Unico di risoluzione; qual è il ruolo della Banca d’Italia.

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Furto, smarrimento, duplicazione di bancomat e carte di credito?