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Bce, le mosse di Mario Draghi

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Sei misure. Sette, se si conta anche la più importante: la sorpresa. Così Mario Draghi ha provato a dare una nuova scossa all’economia dell’Eurozona, mettendo in campo, insieme agli interventi già attesi, anche una serie di decisioni che soltanto i più ottimisti immaginavano potessero arrivare già oggi e che invece il Consiglio direttivo della Bce – senza il voto del falco tedesco Jens Weidmann – ha approvato “a maggioranza schiacciante”. La direttrice principale resta quelle di sempre: mettere le banche nella condizione di trasmettere più facilmente la liquidità iniettata dalla Bce direttamente nell’economia reale, facendo ripartire l’inflazione.

Gli strumenti: la riduzione dei tassi, nuovi e più vantaggiosi prestiti dell’Eutrotower condizionati all’erogazione di credito, l’espansione del Quantitative Easing. La migliore risposta a chi dice che le banche centrali non hanno più strumenti a disposizione, ha detto Draghi, “sono le decisioni di oggi. È una lista piuttosto lunga di misure destinate a rafforzare la congiuntura. Abbiamo dimostrato che non ci mancano gli strumenti”.

Sul primo capitolo Draghi ha agito su tre fronti. Sulla scia delle aspettative, ha ridotto ulteriormente il tasso di interesse sui depositi, il costo applicato agli istituti che depositano la propria liquidità presso l’Eurotower, da -0,3% a -0,4%. L’obiettivo, in questo senso è chiaro: scoraggiare le banche dal mantenere denaro al proprio interno invece di concedere prestiti a imprese e famiglie.

A sorpresa il presidente della Bce ha scelto anche un nuovo taglio del tasso principale di rifinanziamento refi), portato per la prima volta nella sua storia a 0 dallo 0,05% e di quello marginale dallo 0,3% allo 0,25%. Una mossa che per Draghi ha voluto dire più che altro dimostrare che di fronte al deterioramento del quadro economico dell’Eurozona la Bce è pronta ad utilizzare tutte le leve possibili, anche quando – come in questo caso – i margini sono ormai strettissimi.

Anche per questo tra le misure annunciate oggi è arrivata, un po’ a sorpresa, un nuovo round di quattro aste di liquidità a lungo termine condizionate alla concessione di credito all’economia reale (TLTRO). Con una novità importante rispetto al passato. Maggiori saranno i prestiti concessi dagli istituti, minore sarò il costo per le banche. Anzi il tasso potrà persino diventare negativo, raggiungendo il livello dei tassi di deposito in vigore. In poche parole, le banche non solo pagheranno poco o nulla per ottenere liquidità, ma riceveranno denaro per presentare denaro.

Anche sul fronte del Quantitative Easing Mario Draghi ha regalato qualche sorpresa. Da una parte con anche l’aumento degli acquisti mensili, dai 60 miliardi attuali ad 80. Dall’altra con l’inclusione, tra gli asset interessati dal programma, anche delle obbligazioni societarie. Non saranno più quindi soltanto i titoli di stato dei Paesi dell’Eurozona ad essere oggetto dello shopping della Banca Centrale Europea.

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Giordano Cozzi
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In quattro anni è cambiato tutto

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Ho trovato molto interessante l’intervista al presidente della Bce Mario Draghi riportata dal Sole 24Ore del 31 Ottobre 2015, rispetto al nuovo contesto economico.

  • Ricorda il Novembre del 2011? 

I tassi alle stelle, nessuno al mondo vuole comprare un titolo Italia, i Bot a sei mesi scambiati all‘8% con quelli a dieci anni sopra il 7.

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  • Che cosa le viene in mente oggi?

R600x__Il-Sole-24-Ore4“Che è cambiato proprio tutto” risposta secca. In quei giorni, Mario Draghi diventa presidente della Banca centrale europea. Il Sole 24Ore titola “Fate Presto“a caratteri cubitali, perchè sono a rischio il risparmio e il lavoro degli italiani. Se oggi quel risparmio è salvo e i tassi d’interesse sono scesi verticalmente, a volte sotto zero, il merito è della Bce. “Faremo tutto il necessario” ripete oggi Mario Draghi. Una frase che i mercati finanziari di tutto il mondo hanno imparato a rispettare. Lo disse tre anni fà, quando l’unione monetaria rischiava di saltare. Lo riafferma ora per ribadire che la Bce prenderà tutte le azioni necessarie per portare l’inflazione al 2% e favorire cosi la ripresa ancora fragile.

  • Che cosa avverrà nel prossimo futuro?

Farei una distinzione tra le previsioni del prossimo periodo e quelle di medio termine.

  1. Per quanto riguarda i prossimi mesi, il fattore che conta di più sarà il prezzo dei prodotti energetici. Prevediamo che l’inflazione resti vicino allo zero, anche negativa, almeno fino all’inizio del 2016. Dopo l’effetto del forte declino dei prezzi del petrolio che si è avuto tra la fine del 2014 e la fine di quest’anno scomparirà dalla variazione dell’indice dei prezzi a distanza di un anno. Ciò porterà ad un aumento puramente meccanico dell’inflazione.  
  2. A partire dalla metà del 2017, grazie anche all’effetto ritardato del deprezzamento del cambio, prevediamo che l’inflazione aumenti gradualmente. Ci vorrà quindi più tempo di quanto previsto a marzo per tornare alla stabilità dei prezzi. Una buona notizia ci viene dalle prospettive di inflazione di medio termine che, dopo essere scese a settembre, sono oggi tornate a un livello superiore all’1,7%, non lontano dal nostro obiettivo di inflazione.

Per leggere l’articolo completo del Sole 24Ore clicca qui

 

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Il grande freddo dei titoli di stato

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Il recente collocamento di Bot semestrali a un tasso di rendimento negativo, pari al -0,055% (si veda Il Sole 24 Ore del 28 ottobre) rappresenta sicuramente una buona notizia, sia per le casse dell’Erario, che per i contribuenti in generale, in quanto, la spesa relativa agli interessi passivi gravanti sul debito pubblico italiano rappresenta una buona fetta della spesa pubblica complessiva.

I risparmiatori che investono in questi strumenti finanziari, invece, oltre a subire una perdita “in conto capitale” devono anche sostenere gli oneri fiscali connessi a tale tipologia di investimento, che trovano applicazione anche in assenza di rendimento e quindi di un “reddito imponibile”.

Mai come adesso allo stato italiano conviene indebitarsi. Il calo dei rendimenti scesi praticamente sotto lo zero registrato nelle aste dei giorni scorsi di  ctz e di  bot semestrali fanno vivere al Tesoro una situazione del tutto nuova. E’ la prima volta infatti che può chiedere al mercato soldi in prestito senza dare  nulla in cambio e anzi guadagnandoci sopra. In pratica non solo non paga gli interessi, ma alla scadenza restituirà meno della somma ricevuta in prestito. Ad esempio ieri con l’asta dei bot a sei mesi ha ricevuto dal mercato un finanziamento da 6 miliardi di euro e facendo un po’ di calcoli,  alla scadenza, cioè ad aprile prossimo,  restituirà una somma inferiore guadagnandoci circa un milione e mezzo di euro.

Lo chiamano “l’effetto Draghi“. La politica monetaria espansiva della Bce e le intenzioni di ampliare il piano di quantitative easing, cioè l’acquisto di titoli di stato da parte di Francoforte, hanno prodotto questo paradosso.

Un vero regalo di cui hanno beneficiato prima di noi altri paesi come la Francia, la Germania e l’Olanda. Ma ora è il nostro turno. Anche l’asta di btp di oggi è andata molto bene perché i risultati non hanno deluso le aspettative e i tassi, anche se non sono  negativi, hanno confermato la tendenza in discesa battendo comunque un record minimo storico. 

Il Tesoro ha piazzato btp a 5 anni per un valore di 4 miliardi di euro  e il rendimento rispetto al mese scorso  e’ sceso dallo  0,7% allo 0,53% .Anche i btp a dieci anni, poco più di 2 miliardi di euro, hanno registrato un calo degli interessi e sono scesi dello 0,34 per cento rispetto all’asta precedente. Ora sono all’1,48%.

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Furto, smarrimento, duplicazione di bancomat e carte di credito?