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Borse 2.0 “la nuova era”

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Il bilancio del trimestre

Dopo un avvio d’anno ad alta volatilità, complici la crisi della Cina e il crollo del petrolio, i listini hanno recuperato foto3con Wall Street che azzera il rosso nel trimestre: dai minimi recuperati 12mila miliardi di capitalizzazione. Milano e Madrid le Borse migliori a Marzo: a Piazza Affari perdite globali dimezzate (-15,19%). Il rimbalzo favorisce le classi d’investimento più svalutate: petrolio e mercati emergenti.

Se si volesse giudicare il primo trimestre 2016 delle Borse bisogna osservare il grafico dal quale si può chiaramente constatare il crollo pesante nel primo mese e mezzo seguito da un recupero. L’indice della Borsa americana è arrivato a perdere oltre il 9% per poi mettere a segno un rimbalzo dai minimi dell’11 febbraio di 11 punti.

L’indice Nikkei giapponese è arrivato a perdere il 19,9% per poi recuperare il 14,5 per cento. L’indice Stoxx600 europeo è crollato del 14,88% nei primi 40 giorni per riassorbire la perdita ad un -6,04 per cento.

La fotografia europea

Una panoramica a livello europeo sul rating del debito dei vari paesi e sull’outlook stabilito dalle varie agenzie internazionali. 

Le variabili Cina e petrolio 

I crolli della Borsa di Shanghai, le improbabili contromosse delle autorità per arginare i crolli e la decisione e la decisione della banca centrale cinese di svalutare lo yuan. Sono stati sopratutto questi eventi a scuotere i listini nei primissimi giorni dell’anno. Questa estrema ondata di avversione al rischio ha colpito tutti i mercati trainati al ribasso sopratutto dalla svalutazione delle materie prime, ( la classe di investimento più esposta in caso di rallentamento della Cina visto lo status di importatore di quest’ultima).

E’stato il petrolio in particolare, piombato a 27 dollari al barile a inizio febbraio, a catalizzare le attenzioni dei ribassisti, allora come oggi, resta condizionato da un problema molto difficile da risolvere: l’eccesso di capacità produttiva. E con il petrolio e le altre commodities a cascata hanno sofferto i Paesi emergenti e i titoli del settore petrolifero e minerario.

Le nuove regole per le banche

A questi elementi di incertezza globali, se ne è sommato un altro in Europa che ha riguardato la tenuta del sistema bancario. L’entrata in vigore nel 2016 del nuovo sistema europeo di risoluzione delle crisi bancaria, che ha introdotto il concetto di “bail in“(salvataggio interno ad opera di soci e creditori) in sostituzione del “bail out” (salvataggio con i soldi pubblici), ha messo in allarme azionisti ed obbligazionisti degli istituti meno solidi. In un contesto estremamente volatile come questo il settore bancario ha sofferto pesantemente.

 

Il ruolo dell banche centrali 

foto1Sta di fatto che, cosi come è sceso il mercato è risalito. Un rally quello dell’ultimo mese e mezzo, che ha premiato proprio le classi d’investimento più penalizzate come le Borse emergenti (+18% dai minimi) o il petrolio (+43,7%). Un rimbalzo che andato di pari passo con la svalutazione del dollaro (-3,34% la performance dai massimi di fine gennaio ai minimi di metà marzo) legato alla scommessa su una politica monetaria più accomodante da parte della Federal Reserve. Per ragioni diverse ha poi contribuito alla ripresa dei mercati anche la decisione della Bce di ampliare il Quantative Easing e di varare nuove misure di stimolo monetario. Misure che hanno favorito sopratutto il rimbalzo delle borse più bersagliate come Milano e Madrid.

 

 

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Giordano Cozzi
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Bce, le mosse di Mario Draghi

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Sei misure. Sette, se si conta anche la più importante: la sorpresa. Così Mario Draghi ha provato a dare una nuova scossa all’economia dell’Eurozona, mettendo in campo, insieme agli interventi già attesi, anche una serie di decisioni che soltanto i più ottimisti immaginavano potessero arrivare già oggi e che invece il Consiglio direttivo della Bce – senza il voto del falco tedesco Jens Weidmann – ha approvato “a maggioranza schiacciante”. La direttrice principale resta quelle di sempre: mettere le banche nella condizione di trasmettere più facilmente la liquidità iniettata dalla Bce direttamente nell’economia reale, facendo ripartire l’inflazione.

Gli strumenti: la riduzione dei tassi, nuovi e più vantaggiosi prestiti dell’Eutrotower condizionati all’erogazione di credito, l’espansione del Quantitative Easing. La migliore risposta a chi dice che le banche centrali non hanno più strumenti a disposizione, ha detto Draghi, “sono le decisioni di oggi. È una lista piuttosto lunga di misure destinate a rafforzare la congiuntura. Abbiamo dimostrato che non ci mancano gli strumenti”.

Sul primo capitolo Draghi ha agito su tre fronti. Sulla scia delle aspettative, ha ridotto ulteriormente il tasso di interesse sui depositi, il costo applicato agli istituti che depositano la propria liquidità presso l’Eurotower, da -0,3% a -0,4%. L’obiettivo, in questo senso è chiaro: scoraggiare le banche dal mantenere denaro al proprio interno invece di concedere prestiti a imprese e famiglie.

A sorpresa il presidente della Bce ha scelto anche un nuovo taglio del tasso principale di rifinanziamento refi), portato per la prima volta nella sua storia a 0 dallo 0,05% e di quello marginale dallo 0,3% allo 0,25%. Una mossa che per Draghi ha voluto dire più che altro dimostrare che di fronte al deterioramento del quadro economico dell’Eurozona la Bce è pronta ad utilizzare tutte le leve possibili, anche quando – come in questo caso – i margini sono ormai strettissimi.

Anche per questo tra le misure annunciate oggi è arrivata, un po’ a sorpresa, un nuovo round di quattro aste di liquidità a lungo termine condizionate alla concessione di credito all’economia reale (TLTRO). Con una novità importante rispetto al passato. Maggiori saranno i prestiti concessi dagli istituti, minore sarò il costo per le banche. Anzi il tasso potrà persino diventare negativo, raggiungendo il livello dei tassi di deposito in vigore. In poche parole, le banche non solo pagheranno poco o nulla per ottenere liquidità, ma riceveranno denaro per presentare denaro.

Anche sul fronte del Quantitative Easing Mario Draghi ha regalato qualche sorpresa. Da una parte con anche l’aumento degli acquisti mensili, dai 60 miliardi attuali ad 80. Dall’altra con l’inclusione, tra gli asset interessati dal programma, anche delle obbligazioni societarie. Non saranno più quindi soltanto i titoli di stato dei Paesi dell’Eurozona ad essere oggetto dello shopping della Banca Centrale Europea.

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In quattro anni è cambiato tutto

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Ho trovato molto interessante l’intervista al presidente della Bce Mario Draghi riportata dal Sole 24Ore del 31 Ottobre 2015, rispetto al nuovo contesto economico.

  • Ricorda il Novembre del 2011? 

I tassi alle stelle, nessuno al mondo vuole comprare un titolo Italia, i Bot a sei mesi scambiati all‘8% con quelli a dieci anni sopra il 7.

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  • Che cosa le viene in mente oggi?

R600x__Il-Sole-24-Ore4“Che è cambiato proprio tutto” risposta secca. In quei giorni, Mario Draghi diventa presidente della Banca centrale europea. Il Sole 24Ore titola “Fate Presto“a caratteri cubitali, perchè sono a rischio il risparmio e il lavoro degli italiani. Se oggi quel risparmio è salvo e i tassi d’interesse sono scesi verticalmente, a volte sotto zero, il merito è della Bce. “Faremo tutto il necessario” ripete oggi Mario Draghi. Una frase che i mercati finanziari di tutto il mondo hanno imparato a rispettare. Lo disse tre anni fà, quando l’unione monetaria rischiava di saltare. Lo riafferma ora per ribadire che la Bce prenderà tutte le azioni necessarie per portare l’inflazione al 2% e favorire cosi la ripresa ancora fragile.

  • Che cosa avverrà nel prossimo futuro?

Farei una distinzione tra le previsioni del prossimo periodo e quelle di medio termine.

  1. Per quanto riguarda i prossimi mesi, il fattore che conta di più sarà il prezzo dei prodotti energetici. Prevediamo che l’inflazione resti vicino allo zero, anche negativa, almeno fino all’inizio del 2016. Dopo l’effetto del forte declino dei prezzi del petrolio che si è avuto tra la fine del 2014 e la fine di quest’anno scomparirà dalla variazione dell’indice dei prezzi a distanza di un anno. Ciò porterà ad un aumento puramente meccanico dell’inflazione.  
  2. A partire dalla metà del 2017, grazie anche all’effetto ritardato del deprezzamento del cambio, prevediamo che l’inflazione aumenti gradualmente. Ci vorrà quindi più tempo di quanto previsto a marzo per tornare alla stabilità dei prezzi. Una buona notizia ci viene dalle prospettive di inflazione di medio termine che, dopo essere scese a settembre, sono oggi tornate a un livello superiore all’1,7%, non lontano dal nostro obiettivo di inflazione.

Per leggere l’articolo completo del Sole 24Ore clicca qui

 

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Mercati: Il punto con Ennio Doris

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La Cina fa tremare i mercati. Intervista al presidente di Banca Mediolanum, Ennio Doris, in esclusiva ai microfoni di Class Cnbc.

https://www.youtube.com/watch?v=0kRldSwZyp8

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Le contromisure di Pechino

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La Banca centrale cinese deve creare più moneta non cambiarne la sua composizione, è necessario non solo accrescere la liquidità ma crearne di nuova, aumentare il suo bilancio arrivando ad acquistare titoli cinesi, al limite anche azionari, e ridurre la caduta dei prezzi. Le contromosse della Banca centrale cinese quindi, posso essere il c.d. Qe, usato dalla Bce in Europa, e una massiccia iniezione di liquidità nel sistema bancario, peraltro, già in atto.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-08-25/un-qe-pechino-065732.shtml?uuid=AC52FOm

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2015-08-25/la-banca-centrale-cinese-inietta-30-miliardi-dollari-rassicurare-mercati-e-garantire-liquidita-sistema-072128.shtml?uuid=ACGoyOm

 

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La crisi finanziaria cinese

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In questi giorni è un susseguirsi di notizie allarmanti relative all’economia cinese. Dallo scorso 12 giugno la Borsa di Shanghai sta andando incontro a un crollo apparentemente inarrestabilie, che l’ha portata a perdere oltre il 35% del suo valore in meno di un mese. Secondo gli analisti una crisi del genere, la peggiore della storia dopo quella dei mutui subprime del 2008, è a tutti gli effetti paragonabile a quella che colpì gli Stati Uniti nel 1929.

Per capire meglio cause ed effetti, clicca sul link : Focus 

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Bail In e le nuove regole delle crisi bancarie

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“Si chiama Direttiva Europea 2014/59/UE. Significa, brutalmente, che dal 1 gennaio 2016 se la vostra banca va in crisi dovrete pagare voi con i vostri conti correnti, azioni e obbligazioni. Oggi con limite superiore a 100 mila euro, ma si potrebbe finire a 30 mila come già in Germania.

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Furto, smarrimento, duplicazione di bancomat e carte di credito?