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L’economia mondiale

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Per economia mondiale s’intende generalmente l’insieme delle attività produttive umane del pianeta Terra.

LMsci World è un indice che raggruppa 1.606 azioni mondiali. È prodotto dalla Msci Inc, originariamente Morgan Stanley Capital International, ed è solitamente utilizzato per definire la performance delle Borse mondiali. Per questo l’indice Msci World è utilizzato come punto di riferimento di molti fondi azionari globali. L’indice comprende azioni di 23 Paesi industrializzati, ma esclude i titoli dei Paesi emergenti.

 

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L’economia mondiale è cresciuta di anno in anno, attraverso delle oscillazioni. La forza dell’economia è basata sul fatto che ci sono miliardi di persone che ogni mattina si svegliano e usano la propria creatività, la propria passione, il proprio impegno, per portare avanti e migliorare il proprio lavoro e le conseguenze sono queste.

Nel momento in cui si genera una crisi, i mercati scendono. Se noi guardiamo dall’alto quello che succede, notiamo delle costanti:

  • calo delle materie prime
  • calo del costo del petrolio
  • calo del’inflazione
  • calo dei tassi d’interesse

Questo cosa significa?

Il mondo, proprio grazie alla crisi, va verso una situazione in cui c’è più abbondanza di energia a costo più basso, quindi costa meno produrre; interesse del denaro sempre più basso, quindi costa meno il denaro che si traduce in più liquidità. Questi elementi messi insieme agiscono nella direzione opposta, creando i presupposti per la crescita futura. Sono definiti, come ha rivelato lo stesso Ennio Doris in un’intervista al Sole 24Ore, gli “anticorpi“. L’economia è come qualsiasi essere vivente, quando si ammala (ovvero c’è un rallentamento economico) produce gli anticorpi esattamente come avviene nel nostro corpo, con l’unica differenza che, mentre qualsiasi essere vivente muore, l’economia che è basata sull’umanità che si rinnova, continua ad esistere. Allora, a seconda della dimensione della crisi, questi anticorpi diventano più forti, finchè prevalgono sulla crisi stimolando la ripresa ed è quello che ci insegna la storia attraverso i dati statistici, come si evince dal grafico del Msci Worldla crescita è sempre più forte della crisi.

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Giordano Cozzi
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E’ Brexit, non Lehman

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Prima era mezza dentro e mezza fuori. Ora è mezza fuori e mezza dentro.

Il cittadino del’Europa continentale che andava in Gran Bretagna si sentiva estraneo per almeno due fattori: doveva tirare fuori il passaporto e cambiare in sterline i suoi euro. Vale a dire che Schengen e l’euro, i due risultati più simbolici dell’Unione europea (e forse gli unici, dal lato dei cittadini), erano stati volutamente rifiutati dalla Gran Bretagna. Se un governo e un popolo rifiutano anche i simboli di un’unione, a maggior ragione se portatori anche di aspetti pratici, voleva dire appunto, che il paese di Albione (come già gli antichi greci chiamavano l’isola più grande del continente), pur se nominalmente nell’Europa unita, di fatto ne era mezza fuori.

La matematica dice che cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia, anche se i fattori non sono numeri ma due magiche parole come fuori o dentro. La geografia ha sempre considerato la Gran Bretagna parte del Vecchio continente, anche quando GB non era nell’Unione; ha continuato a considerarla dentro a maggior ragione quando è entrata nell’Unione; continuerà a considerarla dentro ora che i cittadini, in un referendum consuntivo, hanno chiesto di uscire.La parola shock ha dilagato fin da quando è apparso chiaro che vinceva, sia pure di misura, la #Brexit.

L’alimentazione del clima shock è venuta dai primi dati dei mercati finanziari in Asia e poi, dalle 9.00, con l’apertura delle borse europee. Eppure per mesi e mesi l’uscita è stata ritenuta più che probabile. Poi sono arrivate le quotazioni degli allibratori che offrivano possibilità di vantaggio maggiore a chi puntava sulla permanenza; e infine l’uccisione, con il coltello e pistola, quindi duplice, della parlamentare laburista Jo Cox, ha fatto pensare che la brexit non avvenisse. Basta un mutamento di previsioni all’ultimo momento per usare la parola shock, che per definizione è un accadimento assolutamente previsto e improvviso? E’ la retorica dell’autoalimentazione del pathos, della commiserazione reciproca. In questo caso della speculazione di peggiore stampo.

Quindi, a mio avviso, niente shock, semplice verificarsi di ciò che era nelle previsioni. E che non necessariamente avrà conseguenze funeste. Anzi, a parte il panico che inevitabilmente prende i risparmiatori senza particolari conoscenze del mondo. Come al solito il primo in Italia a ristabilire le giuste informazioni è stato Ennio Doris, che con la saggezza di chi partendo da zero ha costruito sulla gestione dei risparmi Banca Mediolanum.

 

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Borse 2.0 “la nuova era”

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Il bilancio del trimestre

Dopo un avvio d’anno ad alta volatilità, complici la crisi della Cina e il crollo del petrolio, i listini hanno recuperato foto3con Wall Street che azzera il rosso nel trimestre: dai minimi recuperati 12mila miliardi di capitalizzazione. Milano e Madrid le Borse migliori a Marzo: a Piazza Affari perdite globali dimezzate (-15,19%). Il rimbalzo favorisce le classi d’investimento più svalutate: petrolio e mercati emergenti.

Se si volesse giudicare il primo trimestre 2016 delle Borse bisogna osservare il grafico dal quale si può chiaramente constatare il crollo pesante nel primo mese e mezzo seguito da un recupero. L’indice della Borsa americana è arrivato a perdere oltre il 9% per poi mettere a segno un rimbalzo dai minimi dell’11 febbraio di 11 punti.

L’indice Nikkei giapponese è arrivato a perdere il 19,9% per poi recuperare il 14,5 per cento. L’indice Stoxx600 europeo è crollato del 14,88% nei primi 40 giorni per riassorbire la perdita ad un -6,04 per cento.

La fotografia europea

Una panoramica a livello europeo sul rating del debito dei vari paesi e sull’outlook stabilito dalle varie agenzie internazionali. 

Le variabili Cina e petrolio 

I crolli della Borsa di Shanghai, le improbabili contromosse delle autorità per arginare i crolli e la decisione e la decisione della banca centrale cinese di svalutare lo yuan. Sono stati sopratutto questi eventi a scuotere i listini nei primissimi giorni dell’anno. Questa estrema ondata di avversione al rischio ha colpito tutti i mercati trainati al ribasso sopratutto dalla svalutazione delle materie prime, ( la classe di investimento più esposta in caso di rallentamento della Cina visto lo status di importatore di quest’ultima).

E’stato il petrolio in particolare, piombato a 27 dollari al barile a inizio febbraio, a catalizzare le attenzioni dei ribassisti, allora come oggi, resta condizionato da un problema molto difficile da risolvere: l’eccesso di capacità produttiva. E con il petrolio e le altre commodities a cascata hanno sofferto i Paesi emergenti e i titoli del settore petrolifero e minerario.

Le nuove regole per le banche

A questi elementi di incertezza globali, se ne è sommato un altro in Europa che ha riguardato la tenuta del sistema bancario. L’entrata in vigore nel 2016 del nuovo sistema europeo di risoluzione delle crisi bancaria, che ha introdotto il concetto di “bail in“(salvataggio interno ad opera di soci e creditori) in sostituzione del “bail out” (salvataggio con i soldi pubblici), ha messo in allarme azionisti ed obbligazionisti degli istituti meno solidi. In un contesto estremamente volatile come questo il settore bancario ha sofferto pesantemente.

 

Il ruolo dell banche centrali 

foto1Sta di fatto che, cosi come è sceso il mercato è risalito. Un rally quello dell’ultimo mese e mezzo, che ha premiato proprio le classi d’investimento più penalizzate come le Borse emergenti (+18% dai minimi) o il petrolio (+43,7%). Un rimbalzo che andato di pari passo con la svalutazione del dollaro (-3,34% la performance dai massimi di fine gennaio ai minimi di metà marzo) legato alla scommessa su una politica monetaria più accomodante da parte della Federal Reserve. Per ragioni diverse ha poi contribuito alla ripresa dei mercati anche la decisione della Bce di ampliare il Quantative Easing e di varare nuove misure di stimolo monetario. Misure che hanno favorito sopratutto il rimbalzo delle borse più bersagliate come Milano e Madrid.

 

 

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Quando la crisi è nostra alleata

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CRISIIl mondo è in profonda trasformazione, le rivoluzioni oggi sono impetuose, numerose e ravvicinate nel tempo. Questo scenario è determinato da una pluralità di fattori, quale ad esempio il basso costo dell’energia e di conseguenza bassa inflazione e tassi di interesse ai minimi storici, che rappresentano una grande spinta per la crescita dell’economia globale.

La storia, infatti, ci insegna che i mercati finanziari globali sono caratterizzati da periodi di crescita e di flessione che si alternano. Il grafico del “rosso e blu“, che rappresenta l’andamento delle borse mondiali dal 1925 ad oggi, evidenzia come, dopo ogni periodo di flessione, il mercato mondiale torni a risalire.

Nello sviluppo economico le stagioni “calde” sono durate in media più delle stagioni “fredde”. Infatti, l’andamento dell’economia mondiale nel corso della storia ha evidenziato un trend di crescita costante, caratterizzato dall’alternanza di periodi di forte espansione (periodi rossi) e periodi di correzione (periodi blu). E proprio i momenti di correzione hanno rappresentato le migliori opportunità per gli investimenti finanziari.

rossoe blu

Clicca qui per ingrandire il grafico

 

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Crisi Cinese: Pericolo o Opportunità?

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ANALISI MACROECONOMICA DELLO SCENARIO INTERNAZIONALE: LO SHOCK DEI MERCATI FINANZIARI CINESI

Da un anno i mercati finanziari cinesi hanno sperimentato una fortissima crescita, assumendo per certi aspetti le caratteristiche di una bolla finanziaria che ha iniziato a mostrare segnali di instabilità già dal mese di giugno.

L’11 agosto si è assistito ad una svalutazione dello yuan dell’1,9%. Tale mossa ha innescato speculazioni al ribasso sulla valuta, portando ad una perdita di valore complessiva del 3% circa in tre giorni sul mercato interno.crisi_finanziaria

Il 18 agosto, la Borsa Cinese ha registrato un nuovo violento crollo delle quotazioni, legato principalmente ai timori sul rallentamento dell’economia reale a seguito del deterioramento degli indici manifatturieri. Numerosi sono stati i tentativi, da parte delle autorità cinesi, di arginare il fenomeno.  La Cina stava correndo, com’era sotto gli occhi di tutti. Le previsioni per quest’anno erano di una crescita del 7%, ma sembra che invece che ci sia un rallentamento. Alcuni economisti affermano che crescerà del 6,5% / 6%, che potrebbe sembrare poco rilevante ma che invece qualche impatto ce l’ha, altri addirittura dicono che può crescere del 5% o del 4%. Leggendo i giornali sembra che quello che sta succedendo in Cina, e di conseguenza anche sui Paesi emergenti, sia un rallentamento, forse dovuto alla rapida e forte crescita del recente passato, forse al fatto che si tratta di un’economia dedicata soprattutto alle esportazioni e che debba quindi affrontare una trasformazione, un cambiamento in un’economia basata anche sui consumi interni.

STUDIANDO IL PASSATO APPAIONO CHIARE ALCUNE COSTANTI

I giornali hanno riportato “Crisi in Cina”, “Mercati che scendono” e la prima conseguenza quale è stata? Calo delle materie prime, calo del petrolio, calo dell’inflazione, calo dei tassi di interesse.

Questo cosa significa?

plus-258-258Significa che il mondo va, grazie alla crisi, verso una situazione in cui c’è più abbondanza di energia a basso costo, e quindi costa meno produrre. Interessi più bassi, quindi minor costo del denaro e maggiore liquidità: questi elementi messi assieme agiscono nella direzione opposta, ridando impulso all’economia. Sono quelli che io chiamo gli anticorpi. L’economia è come un essere vivente. Quando si ammala, e noi diciamo che l’economia si ammala quando rallenta, produce gli anticorpi come avviene per il nostro corpo, ma con una differenza: l’economia, che è basata sull’intera umanità, continua sempre ad esistere e quindi a rinnovarsi. A seconda della dimensione della crisi, si sviluppano anticorpi più o meno forti. La riduzione del costo delle materie prime, dell’energia e dei tassi diventa sempre più intensa, fino ad avere il sopravvento sulla crisi, e l’economia può ripartire.

Per non essere sopraffatti dall’emotività e riuscire ad essere distaccati da tutte queste notizie, il risparmiatore deve seguire un grandissimo principio: la diversificazione temporale, geografica e per titoli, adattandosi alle specifiche esigenze e propensione al rischio.

È IL COMPORTAMENTO DEL RISPARMIATORE CHE DETERMINA I SUOI RISULTATI.

Il cognitivista Paolo Legrenzi spiega come le emozioni diventano paralizzanti quando ci sono di mezzo i nostri soldi. “Evitare le perdite più che puntare al guadagno porta a scelte spesso paradossali”

Rosso e Blu 

I mercati finanziari globali sono caratterizzati da periodi di crescita e di flessione che si alternano. Il grafico, che rappresenta l’andamento delle borse mondiali dal 1925 ad oggi, evidenzia come, dopo ogni periodo di flessione il mercato mondiale torni a risalire. Nello sviluppo economico le stagioni calde sono durate in media molto di più delle stagioni fredde. Infatti, l’andamento dell’economia mondiale nel corso della storia ha evidenziato un trend di crescita costante proprio dall’alternanza di periodi di forte espansione (Periodi Rossi) e periodi di correzione (Periodi Blu). E proprio i momenti di correzione hanno rappresentato le migliori opportunità per gli investimenti finanziari.

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Investire consapevolmente

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Investire consapevolmente: La svalutazione cinese ha mandato in rosso le Borse e fatto cadere il prezzo del petrolio. Anche il rialzo dei tassi americani non è più certo e la volatilità dei mercati può spaventare i risparmiatori e far perdere occasioni di investimento;

Ne parlano in questa puntata di Mercati che fare, Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, e Andrea Cabrini, direttore di class CNBC.

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Speciale mercati finanziari

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Il comportamento del risparmiatore determina il risultato dei suoi investimenti. Non fate passare questi momenti invano!”.

La crisi sul mercato cinese, contagia le economie di tutto il mondo, e sta portando molti investitori spaventati a liquidare i propri investimenti, con l’unico risultato di consolidare le perdite subite. Ma la storia insegna che ogni crisi genera gli “anticorpi” che condurranno ad una successiva crescita, per questo è importante saper attendere e approfittare di questi momenti.

Ce ne parla Ennio Doris, Presidente di Banca Mediolanum, in questo speciale dedicato ai mercati finanziari.

Buona visione!

 

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Mercati: Il punto con Ennio Doris

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La Cina fa tremare i mercati. Intervista al presidente di Banca Mediolanum, Ennio Doris, in esclusiva ai microfoni di Class Cnbc.

https://www.youtube.com/watch?v=0kRldSwZyp8

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Furto, smarrimento, duplicazione di bancomat e carte di credito?