Tag Archives: rendimento

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Bot people, addio

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C’erano una volta i BoT-people, i risparmiatori italiani che acquistavano BoT e beneficiavano di cedole interessanti. Basti pensare che la quota del debito pubblico in mano a investitori italiani fino a metà degli anni ’90 era vicina al 90%, un po’ come oggi in Giappone. Ma oggi i BoT-people sono in via d’estinzione. Perché i titoli di Stato italiani, così come gli altri bond governativi emessi dai Paesi dell’Eurozona, offrono rendimenti nominali (da cui detrarre l’inflazione o sommare la deflazione per arrivare al rendimento reale) a 0 o sottozero. Oggi i BoT a 3 mesi sul mercato secondario “pagano” lo 0,03 annualizzato, quelli a 6 mesi lo 0,12 e quelli a 12 mesi lo 0,19. Sugli stessi livelli i titoli del Portogallo e un po’ più bassi quelli spagnoli. Se ci si sposta in Germania, Belgio, Finlandia, Francia, Irlanda e Austria, invece, i rendimenti nominali sono negativi per durate fino a 3 anni. In pratica si acquista un titolo esponendosi per tre anni in cambio di ricevere, a scadenza, un importo inferiore. Benvenuti nell’era dei tassi sottozero. bot people

I bond governativi di lunga durata offrono rendimenti un po’ più alti, considerata la maggiore esposizione temporale e conseguentemente il maggior livello di rischio. Ma in tutta l’Eurozona viaggiano ai minimi storici (e con prezzi che si muovono in direzione opposta) sui massimi. I BTp a 10 anni hanno toccato la settimana scorsa il minimo al 2,23% per poi tornare nell’ultima seduta al 2,4%. I titoli spagnoli viaggiano 20 punti base in meno (2,2%). I titoli tedeschi sono all’1% dopo aver toccato un minimo allo 0,9% (l’elenco completo dei bond dell’Eurozona a 10 anni). Il rischio è che, non appena l’appetito per il rischio sui mercati finanziari dovesse scendere, sui bond dell’Eurozona (in particolare su quelli della periferia) potrebbe scoppiare una bolla non è da escludere.

Per il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, l’inflazione dovrebbe tornare al 2% fra 10 anni. Uno scenario più ottimista di quello dei mercati che in questo momento prezzano un tasso di inflazione all’1,35% da qui a 10 anni. Previsioni che incorporano, vista dall’altro lato, una debole ripresa economica dell’Eurozona anche per i prossimi due lustri. Se però le cose dovessero andare meglio, come auspicato, l’inflazione potrebbe risalire molto prima. In quel caso acquistare oggi titoli di lunga durata con rendimenti compresi tra l’1% e il 2,5% equivarrebbe a rischiare di maturare rendimenti reali negativi per molti anni.

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Giordano Cozzi
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In ostaggio dei tassi

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L’annuncio del presidente della Bce Mario Draghi, che ha aperto in modo esplicito all’ipotesi di un aumento del Quantitative Easing a dicembre, e le incertezze della Fed sul possibile rialzo dei tassi impattano in modo profondo sui mercati e rendono instabili le scelte degli investitori.

Come mostrano le tabelle, elaborate da Plus 24 sulla base dei contenuti nel rapporto di Abi di Ottobre e del censimento mensile dei conti deposito, i rendimenti di tutti gli strumenti principali di “parcheggio” della liquidità nelle ultime settimane hanno ulteriormente aggiornato i minimi storici. 20151111_100914

La questione rilevante resta la stessa: c’è una tale massa di liquidità sul mercato interbancario che lEuribor (tasso che misura il “costo” della raccolta tra istituti di credito) resta vicinissimo ai sui record negativi. Non a caso, i suoi valori restano schiacciati, quando non in negativo, sullo zero.

Va poi considerato che non solo gli strumenti di liquidità “classici”hanno rendimenti negativi, ma che questi sono per di più lordi. Dunque non sono decurtati del carico fiscale e nemmeno dell’inflazione.

Per chi ha dunque strumenti in scadenza, i prodotti di gestione della liquidità restano insomma un parcheggio non troppo conveniente.

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Il grande freddo dei titoli di stato

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Il recente collocamento di Bot semestrali a un tasso di rendimento negativo, pari al -0,055% (si veda Il Sole 24 Ore del 28 ottobre) rappresenta sicuramente una buona notizia, sia per le casse dell’Erario, che per i contribuenti in generale, in quanto, la spesa relativa agli interessi passivi gravanti sul debito pubblico italiano rappresenta una buona fetta della spesa pubblica complessiva.

I risparmiatori che investono in questi strumenti finanziari, invece, oltre a subire una perdita “in conto capitale” devono anche sostenere gli oneri fiscali connessi a tale tipologia di investimento, che trovano applicazione anche in assenza di rendimento e quindi di un “reddito imponibile”.

Mai come adesso allo stato italiano conviene indebitarsi. Il calo dei rendimenti scesi praticamente sotto lo zero registrato nelle aste dei giorni scorsi di  ctz e di  bot semestrali fanno vivere al Tesoro una situazione del tutto nuova. E’ la prima volta infatti che può chiedere al mercato soldi in prestito senza dare  nulla in cambio e anzi guadagnandoci sopra. In pratica non solo non paga gli interessi, ma alla scadenza restituirà meno della somma ricevuta in prestito. Ad esempio ieri con l’asta dei bot a sei mesi ha ricevuto dal mercato un finanziamento da 6 miliardi di euro e facendo un po’ di calcoli,  alla scadenza, cioè ad aprile prossimo,  restituirà una somma inferiore guadagnandoci circa un milione e mezzo di euro.

Lo chiamano “l’effetto Draghi“. La politica monetaria espansiva della Bce e le intenzioni di ampliare il piano di quantitative easing, cioè l’acquisto di titoli di stato da parte di Francoforte, hanno prodotto questo paradosso.

Un vero regalo di cui hanno beneficiato prima di noi altri paesi come la Francia, la Germania e l’Olanda. Ma ora è il nostro turno. Anche l’asta di btp di oggi è andata molto bene perché i risultati non hanno deluso le aspettative e i tassi, anche se non sono  negativi, hanno confermato la tendenza in discesa battendo comunque un record minimo storico. 

Il Tesoro ha piazzato btp a 5 anni per un valore di 4 miliardi di euro  e il rendimento rispetto al mese scorso  e’ sceso dallo  0,7% allo 0,53% .Anche i btp a dieci anni, poco più di 2 miliardi di euro, hanno registrato un calo degli interessi e sono scesi dello 0,34 per cento rispetto all’asta precedente. Ora sono all’1,48%.

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Furto, smarrimento, duplicazione di bancomat e carte di credito?