Tag Archives: tassi

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L’era dei tassi negativi

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I tassi negativi e le commissioni sui depositi delle banche tedesche sono i segnali di un cambiamento che pesa sulle tasche dei risparmiatori. Con Marco Lo Conte del Sole 24Ore, in questa puntata di “Mercati che fare”, viene analizzato un aspetto importante della vita finanziaria delle famiglie, i tassi d’interesse.

 

Oggi 30 Agosto 2016, il Tesoro ha venduto quasi tutti i 6 miliardi di euro di Btp a 5 e 10 anni (5,915 mld) con tassi giù a nuovi minimi storici. Il rendimento medio del quinquennale e’ sceso a 0,19% da 0,26% dell’asta di luglio, mentre quello del decennale è calato all’1,14% dall’1,24% precedente.

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/08/30/tesoro-in-asta-btp-5-10-anni-tassi-a-minimi-storici-_9c2ee6af-32a4-460f-852a-4553a1b4967f.html

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I tassi negativi finora non erano trasferiti ai clienti per ragioni di concorrenza, ora:

 

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Bizarro World: i tassi negativi

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Tratto dal "Sole24Ore" 26 Maggio 2016

Tratto dal “Sole24Ore” 26 Maggio 2016

Di record in record l’era dei tassi negativi sta spingendo i Titoli di Stato su livelli via via inesplorati. Recentemente è toccato ai BoT a 6 mesi toccare un nuovo minimo storico. Sono stati venduti in asta al tasso pari al -0,262%, nove punti base in meno rispetto alla precedente analoga emissione. Non era mai accaduto prima. Pur viaggiando su livelli sottozero (quindi chi li ha acquistati ha accettato di pagare un interesse allo Stato italiano in questo caso, anzichè ricevere in cambio un guadagno) la domanda è stata molto alta: 1,63 volte l’offerta. Rispetto ai 6 miliardi collegati, infatti, le richieste hanno sfiorato i 10 miliardi di euro.

Quella dei tassi negativi non è una novità per l’Italia (dato che la curva dei rendimenti viaggia sottozero fino a due anni da diverso tempo) e non è una novità per il mondo intero. Secondo l’agenzia di rating Fitch il controvalore di titoli di Stato globali che “offrono” cedole negative si aggira intorno ai 10 miliardi di dollari, per un tasso medio pari a -0,24%. Il che vuol dire, in soldoni, che in questo momento c’è una quantità di investitori che pur di possedere titoli di alcuni Paesi e su certe scadenze è disposta a pagare una maxi-cedola di 24 miliardi di dollari (lo 0,24% su 10 mila miliardi).

 

Come mai c’è qualcuno nel mondo disposto a comprare titoli che, anzichè pagare un tasso di interesse, chiedono invece al possessore di pagare una tassa?

La risposta in realtà è più semplice di quanto possa sembrare. In realtà, in questo mondo di tassi negativi è lo specchio di un mix tra Paesi in deflazione e politiche monetarie molto aggressive delle rispettive banche centrali per cercare di contrastare la spirale della flessione dei prezzi, la deflazione.

Sciogliamo subito un dubbio: i bond a tassi negativi, infatti, vengono acquistati dagli investitori istituzionali, in particolare dalle banche. Queste, a fine serata, devono parcheggiare la liquidità in eccesso nel conto obbligatorio che devono detenere presso la propria banca centrale. Normalmente per la liquidità parcheggiata nel conto ricevono un tasso di interesse, corrispondente al “tasso sui depositi”.  Da un pò di tempo a questa parte accade però il contrario: sono le banche a pagare la banca centrale per parcheggiarvi la liquidità in eccesso. Quindi molte banche preferiscono acquistare bond governativi a tassi negativi piuttosto che pagare la tassa alla rispettiva banca centrale sulla liquidità da parcheggiare a fine serata. A patto che il tasso del bond non sia ancor più negativo del tasso sui depositi. Nell’Eurozona questo tasso è negativo a -0,4%, quindi in teoria alle banche centrali conviene acquistare bond governativi che abbiano un rendimento fino a -0,39%.

Da dove ripartire allora? Cosa può fare un piccolo risparmiatore?

Credo che il primo aspetto da analizzare sia la consapevolezza, e la consapevolezza passa per la conoscenza. L’educazione finanziaria deve offrirci la competenza di base e permetterci un approccio corretto al mondo del risparmio. Ma per muoverci in questo mondo avremo bisogno di guide sicure, affidabili e preparate, che non possono essere incarnate dallo sportellista di una volta che rinnovava a mia nonna i titoli ogni tre, sei o dodici mesi. “Prima la salute poi i soldi“, si diceva una volta, cosi per prima cosa si sceglieva il medico che ci avrebbe accompagnato per buona parte della vita. Il medico di famiglia è un pò il nostro confidente, colui che ci indirizza, semmai ce ne fosse bisogno, verso strutture e specializzazioni più avanzate. Ma ci sta vicino sopratutto quando abbiamo bisogno di lui. Lo stesso dovrebbe accadere con i propri risparmi: il nostro consulente finanziario dovrebbe fare con i nostri risparmi quello che il medico fa con la nostra salute, ovvero aiutarci a:

  • pianificare le scelte;
  • dimensionare i piani d’investimento;
  • contrastare la nostra emotività nei momenti di euforia e paura;
  • spiegare il gradi di rischio che siamo chiamati a sopportare;
  • quando sottoscriviamo un prodotto;
  • la durata dell’investimento;
  • i costi di quel prodotto;
  • i benefici che ne derivano.

 

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Bce, le mosse di Mario Draghi

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Sei misure. Sette, se si conta anche la più importante: la sorpresa. Così Mario Draghi ha provato a dare una nuova scossa all’economia dell’Eurozona, mettendo in campo, insieme agli interventi già attesi, anche una serie di decisioni che soltanto i più ottimisti immaginavano potessero arrivare già oggi e che invece il Consiglio direttivo della Bce – senza il voto del falco tedesco Jens Weidmann – ha approvato “a maggioranza schiacciante”. La direttrice principale resta quelle di sempre: mettere le banche nella condizione di trasmettere più facilmente la liquidità iniettata dalla Bce direttamente nell’economia reale, facendo ripartire l’inflazione.

Gli strumenti: la riduzione dei tassi, nuovi e più vantaggiosi prestiti dell’Eutrotower condizionati all’erogazione di credito, l’espansione del Quantitative Easing. La migliore risposta a chi dice che le banche centrali non hanno più strumenti a disposizione, ha detto Draghi, “sono le decisioni di oggi. È una lista piuttosto lunga di misure destinate a rafforzare la congiuntura. Abbiamo dimostrato che non ci mancano gli strumenti”.

Sul primo capitolo Draghi ha agito su tre fronti. Sulla scia delle aspettative, ha ridotto ulteriormente il tasso di interesse sui depositi, il costo applicato agli istituti che depositano la propria liquidità presso l’Eurotower, da -0,3% a -0,4%. L’obiettivo, in questo senso è chiaro: scoraggiare le banche dal mantenere denaro al proprio interno invece di concedere prestiti a imprese e famiglie.

A sorpresa il presidente della Bce ha scelto anche un nuovo taglio del tasso principale di rifinanziamento refi), portato per la prima volta nella sua storia a 0 dallo 0,05% e di quello marginale dallo 0,3% allo 0,25%. Una mossa che per Draghi ha voluto dire più che altro dimostrare che di fronte al deterioramento del quadro economico dell’Eurozona la Bce è pronta ad utilizzare tutte le leve possibili, anche quando – come in questo caso – i margini sono ormai strettissimi.

Anche per questo tra le misure annunciate oggi è arrivata, un po’ a sorpresa, un nuovo round di quattro aste di liquidità a lungo termine condizionate alla concessione di credito all’economia reale (TLTRO). Con una novità importante rispetto al passato. Maggiori saranno i prestiti concessi dagli istituti, minore sarò il costo per le banche. Anzi il tasso potrà persino diventare negativo, raggiungendo il livello dei tassi di deposito in vigore. In poche parole, le banche non solo pagheranno poco o nulla per ottenere liquidità, ma riceveranno denaro per presentare denaro.

Anche sul fronte del Quantitative Easing Mario Draghi ha regalato qualche sorpresa. Da una parte con anche l’aumento degli acquisti mensili, dai 60 miliardi attuali ad 80. Dall’altra con l’inclusione, tra gli asset interessati dal programma, anche delle obbligazioni societarie. Non saranno più quindi soltanto i titoli di stato dei Paesi dell’Eurozona ad essere oggetto dello shopping della Banca Centrale Europea.

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Bot people, addio

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C’erano una volta i BoT-people, i risparmiatori italiani che acquistavano BoT e beneficiavano di cedole interessanti. Basti pensare che la quota del debito pubblico in mano a investitori italiani fino a metà degli anni ’90 era vicina al 90%, un po’ come oggi in Giappone. Ma oggi i BoT-people sono in via d’estinzione. Perché i titoli di Stato italiani, così come gli altri bond governativi emessi dai Paesi dell’Eurozona, offrono rendimenti nominali (da cui detrarre l’inflazione o sommare la deflazione per arrivare al rendimento reale) a 0 o sottozero. Oggi i BoT a 3 mesi sul mercato secondario “pagano” lo 0,03 annualizzato, quelli a 6 mesi lo 0,12 e quelli a 12 mesi lo 0,19. Sugli stessi livelli i titoli del Portogallo e un po’ più bassi quelli spagnoli. Se ci si sposta in Germania, Belgio, Finlandia, Francia, Irlanda e Austria, invece, i rendimenti nominali sono negativi per durate fino a 3 anni. In pratica si acquista un titolo esponendosi per tre anni in cambio di ricevere, a scadenza, un importo inferiore. Benvenuti nell’era dei tassi sottozero. bot people

I bond governativi di lunga durata offrono rendimenti un po’ più alti, considerata la maggiore esposizione temporale e conseguentemente il maggior livello di rischio. Ma in tutta l’Eurozona viaggiano ai minimi storici (e con prezzi che si muovono in direzione opposta) sui massimi. I BTp a 10 anni hanno toccato la settimana scorsa il minimo al 2,23% per poi tornare nell’ultima seduta al 2,4%. I titoli spagnoli viaggiano 20 punti base in meno (2,2%). I titoli tedeschi sono all’1% dopo aver toccato un minimo allo 0,9% (l’elenco completo dei bond dell’Eurozona a 10 anni). Il rischio è che, non appena l’appetito per il rischio sui mercati finanziari dovesse scendere, sui bond dell’Eurozona (in particolare su quelli della periferia) potrebbe scoppiare una bolla non è da escludere.

Per il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, l’inflazione dovrebbe tornare al 2% fra 10 anni. Uno scenario più ottimista di quello dei mercati che in questo momento prezzano un tasso di inflazione all’1,35% da qui a 10 anni. Previsioni che incorporano, vista dall’altro lato, una debole ripresa economica dell’Eurozona anche per i prossimi due lustri. Se però le cose dovessero andare meglio, come auspicato, l’inflazione potrebbe risalire molto prima. In quel caso acquistare oggi titoli di lunga durata con rendimenti compresi tra l’1% e il 2,5% equivarrebbe a rischiare di maturare rendimenti reali negativi per molti anni.

btp10 anni 2015

 

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In quattro anni è cambiato tutto

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Ho trovato molto interessante l’intervista al presidente della Bce Mario Draghi riportata dal Sole 24Ore del 31 Ottobre 2015, rispetto al nuovo contesto economico.

  • Ricorda il Novembre del 2011? 

I tassi alle stelle, nessuno al mondo vuole comprare un titolo Italia, i Bot a sei mesi scambiati all‘8% con quelli a dieci anni sopra il 7.

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  • Che cosa le viene in mente oggi?

R600x__Il-Sole-24-Ore4“Che è cambiato proprio tutto” risposta secca. In quei giorni, Mario Draghi diventa presidente della Banca centrale europea. Il Sole 24Ore titola “Fate Presto“a caratteri cubitali, perchè sono a rischio il risparmio e il lavoro degli italiani. Se oggi quel risparmio è salvo e i tassi d’interesse sono scesi verticalmente, a volte sotto zero, il merito è della Bce. “Faremo tutto il necessario” ripete oggi Mario Draghi. Una frase che i mercati finanziari di tutto il mondo hanno imparato a rispettare. Lo disse tre anni fà, quando l’unione monetaria rischiava di saltare. Lo riafferma ora per ribadire che la Bce prenderà tutte le azioni necessarie per portare l’inflazione al 2% e favorire cosi la ripresa ancora fragile.

  • Che cosa avverrà nel prossimo futuro?

Farei una distinzione tra le previsioni del prossimo periodo e quelle di medio termine.

  1. Per quanto riguarda i prossimi mesi, il fattore che conta di più sarà il prezzo dei prodotti energetici. Prevediamo che l’inflazione resti vicino allo zero, anche negativa, almeno fino all’inizio del 2016. Dopo l’effetto del forte declino dei prezzi del petrolio che si è avuto tra la fine del 2014 e la fine di quest’anno scomparirà dalla variazione dell’indice dei prezzi a distanza di un anno. Ciò porterà ad un aumento puramente meccanico dell’inflazione.  
  2. A partire dalla metà del 2017, grazie anche all’effetto ritardato del deprezzamento del cambio, prevediamo che l’inflazione aumenti gradualmente. Ci vorrà quindi più tempo di quanto previsto a marzo per tornare alla stabilità dei prezzi. Una buona notizia ci viene dalle prospettive di inflazione di medio termine che, dopo essere scese a settembre, sono oggi tornate a un livello superiore all’1,7%, non lontano dal nostro obiettivo di inflazione.

Per leggere l’articolo completo del Sole 24Ore clicca qui

 

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In ostaggio dei tassi

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L’annuncio del presidente della Bce Mario Draghi, che ha aperto in modo esplicito all’ipotesi di un aumento del Quantitative Easing a dicembre, e le incertezze della Fed sul possibile rialzo dei tassi impattano in modo profondo sui mercati e rendono instabili le scelte degli investitori.

Come mostrano le tabelle, elaborate da Plus 24 sulla base dei contenuti nel rapporto di Abi di Ottobre e del censimento mensile dei conti deposito, i rendimenti di tutti gli strumenti principali di “parcheggio” della liquidità nelle ultime settimane hanno ulteriormente aggiornato i minimi storici. 20151111_100914

La questione rilevante resta la stessa: c’è una tale massa di liquidità sul mercato interbancario che lEuribor (tasso che misura il “costo” della raccolta tra istituti di credito) resta vicinissimo ai sui record negativi. Non a caso, i suoi valori restano schiacciati, quando non in negativo, sullo zero.

Va poi considerato che non solo gli strumenti di liquidità “classici”hanno rendimenti negativi, ma che questi sono per di più lordi. Dunque non sono decurtati del carico fiscale e nemmeno dell’inflazione.

Per chi ha dunque strumenti in scadenza, i prodotti di gestione della liquidità restano insomma un parcheggio non troppo conveniente.

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Mutui: Che cosa cambia ?

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Gli Euribor sono tanto cari a coloro che stanno rimborsando un mutuo a tasso variabile o pensano di stipularne uno nuovo, perché è sulla base di questi indici che viene calcolato il tasso finale su cui poi calcolare la rata mensile (il tasso finale si ottiene sommando l’Euribor allo spread fisso concordato con la banca).  Per approfondire l’articolo del Sole 24 ore clicca qui. 

 

Previsioni Euribor a 3 mesi:

Se non visualizzi correttamente l’immagine: clicca qui 

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Investire consapevolmente

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Investire consapevolmente: La svalutazione cinese ha mandato in rosso le Borse e fatto cadere il prezzo del petrolio. Anche il rialzo dei tassi americani non è più certo e la volatilità dei mercati può spaventare i risparmiatori e far perdere occasioni di investimento;

Ne parlano in questa puntata di Mercati che fare, Ennio Doris, presidente di Banca Mediolanum, e Andrea Cabrini, direttore di class CNBC.

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Mutui: tassi, mai cosi bassi

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Osservatorio tassi: Euribor e Irs 

Mutui più facili in banca. Lo dice l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, secondo la quale nei primi sei mesi dell’anno sono stati concessi nuovi finanziamenti ipotecari per 20,8 miliardi di euro, con un incremento del 67,2% rispetto allo stesso periodo del 2014. Il costo della provvista di denaro che le banche destinano ai mutui veleggia ormai da mesi sui minimi storici: l’Euribor, il tasso interbancario che serve a indicizzare i finanziamenti variabili è in territorio negativo: significa che, tenendo conto dello spread (la maggiorazione sul parametro) richiesto dalle banche, i migliori prodotti costano tra l’1,5 e il 2%. Anche l’Eurirs, il parametro sul quale la maggior parte delle banche determina il prezzo dei mutui fissi, è tornato, dopo il rialzo avvenuto nelle settimane in cui si temeva l’uscita della Grecia dall’euro, a livelli mai visti in passato: il denaro a 20 anni infatti costa l’1,53%, a 20 anni si sale all’1,58%: Con l’aggiunta dello spread significa pagare poco più del 3%.

Per approfondire l’articolo clicca qui.  

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Furto, smarrimento, duplicazione di bancomat e carte di credito?